Parma e provincia
In un indefinito ambiente sotterraneo vivono tre uomini (ma potrebbero essere tre donne) che hanno perso l'unica cosa che conta davvero: il loro lavoro. Avere un’occupazione stabile è il solo modo di esistere e di non essere soli al mondo, ma ora è tutto perduto. I tentativi per rientrare in azienda si succedono in un crescendo goffo ma inarrestabile che mette a nudo la loro vera anima fino a quel momento assopita dalla routine.
Teatro Due
Biasimare gli errori e stigmatizzare l'ignoranza sono considerate pratiche virtuose. Necessarie. Ma le cose, forse, non stanno proprio cosí. Prendendo spunto da aneddoti, dalla scienza, dallo sport, da pensatori come Machiavelli, Montaigne e Sandel, ma anche da Mike Tyson, Bruce Lee e Roger Federer, Gianrico Carofiglio ci racconta la gioia dell'ignoranza consapevole e le fenomenali opportunità che nascono dal riconoscere i nostri errori. Imparando, quando è possibile, a trarne profitto. Una riflessione inattesa su due parole che non godono di buona fama. Un'allegra celebrazione della nostra umanità.
Auditorium Paganini
Pueblo è il secondo capitolo della trilogia teatrale di Ascanio Celestini dedicata agli "ultimi", iniziata con Laika e proseguita con Radio Clandestina e Museo Pasolini. In questo spettacolo, Celestini dà voce a un’umanità invisibile, fragile, marginale, ma carica di poesia e verità. Attraverso i suoi racconti, l’artista romano ci porta in un mondo fatto di supermercati, bar di periferia, condomini popolari e marciapiedi, dove si incrociano esistenze spezzate e desideri semplici. C’è Nicola, l’ex operaio con problemi psichiatrici, che raccoglie mobili abbandonati per strada. C’è la barista del bar “Pueblo”, che ascolta le confessioni di tutti. E c’è la voce fuori campo di sua madre, presenza costante e dolente. I personaggi si alternano con ritmo serrato, in un mosaico narrativo che racconta la solitudine urbana e la disperata ricerca di senso e relazioni. Con la sua consueta maestria nel teatro di narrazione, Celestini costruisce un affresco corale e struggente, capace di alternare comicità, tenerezza e denuncia sociale. Le sue parole dipingono scene quotidiane in cui il confine tra follia e normalità si fa sottile, e dove l’amore, la memoria e la speranza resistono in mezzo al degrado.
Teatro al Parco