Eh,l'eterno quesito....ogni tanto si ripresenta..... chi li chiama cappelletti, chi anolini, chi li fa con il bordo liscio,(ho detto BORDO, NON BRODO) chi sfrangiato, chi mette nel ripieno solo pane e formaggio , chi solo il sugo dello stracotto di asinina come vuole la tradizione, chi aggiunge anche la carne macinata. L'Artusi dice che gli ANOLINI ALLA PARMIGIANA si fanno solo con il sugo ristretto dello stracotto, ma suggerisce di ripiegarli a mezzaluna (ohibò). Lo stesso Artusi descrive i CAPPELLETTI una pasta ripiena a forma di cappello appartenente alla tradizione romagnola, che prevede nel ripieno l'uso di carne di cappone o maiale e ricotta, quindi nulla a che vedere con i nostri. Ti copio/incollo un articolo tratto da Parma in pentola: <.Gli Anolini, chiamati quasi sempre cappelletti, non devono assolutamente mancare sulle tavole natalizie! Ricchi e sostanziosi, venivano, da buona consuetudine religiosa e cattolica indissolubilmente legata all’esistenza del Natale, consumati nei periodi in cui la carne non si poteva mangiare. Infatti, la loro caratteristica principale è che, tradizionalmente, non dovrebbero contenere carne anche se, negli anni, assorbendo altre tradizioni come quelle reggiane, bolognesi e modenesi, qualcuno ha modificato la ricetta originale aggiungendo al ripieno di pangrattato e Parmigiano Reggiano anche la carne tritata dello stracotto al cui sugo competeva il fulcro del sapore. Don Ferruccio Botti diceva che anolén è corruzione popolare di raviolén, ma è un’ipotesi particolarmente assurda, tanto che è stata presto sostituita dall’idea di una derivazione dal latino volgare anulinus, diminutivo di anulus, probabilmente riferendosi alla forma dello stampo, importante attrezzo costruito in legno o metallo, della dimensione di uno scudo d’argento di Maria Luigia. Giovanni Petrolini invece prova a far derivare la voce parmigiana dal volgare agnulinus, diminutivo di agnulus, a sua volta diminutivo di agnus cioè agnello, da cui discenderanno tutte le specialità gastronomiche derivanti dai nostri anolén, che, probabilmente, in epoca romana, venivano riempiti con ripieno di carne di agnello. Ma le leggende che rimandano a questo piccolo gioiello parmigiano sono tante. La prima menzione ufficiale degli anolini risale al 1570 nel Trattato di Cucina di Bartolomeo Scappi, che li serviva alla tavola del Papa per guarnire piatti di capponi lessati, ma la domanda è sempre la stessa: chi sarà stato il primo buongustaio che lì preparò? Aldo Emanuelli, nel suo libro sulle Osterie Parmigiane, si domanda se forse, quel certo Anolino, che nel 1222 acquistò da un prete della cattedrale una casa con l’orto, nei pressi di Santa Caterina, potesse essere stato un oste e quindi il grande creatore di questa ricca “minestra”. Ma non possiamo far altro che tramandarne il sogno e approfittarne dell’esistenza.> Io per esempio li chiamo anolini e li preparo solo con pane e formaggio (alla povera), mia mamma invece li chiama cappelletti e usa lo stracotto con il suo saporito sughetto Secondo me la confusione rimarrà, ma una cosa è certa: in qualsiasi modo tu li prepari saranno sempre un gran piatto!!!
...........Diavolet ......... Ma che bella riposta finalmente appagato , Cmq visto il tempo infame mi diverto con i fornelli e da qualche tempo che sono ,,,,,intrippato ,,,,con i caplet ! Ti faro sapere quali trovo meglio , per il momento concordo con la tua cioè di magro , anche se sono molto propenso su il ripieno alla romagnola ..solo formaggi ...qualche dubbio mi rimane anche sulle quantità di semola per la sfoglia ! Grazie a presto
Bravissimo!!!! Un bel piatto di anolèn o caplèt in brod con queste temperature è un toccasana!!! Per la sfoglia io metto un uovo per ogni etto di farina e un cucchiaio di olio. Buon appetito e mi raccomando: che il parmigiano sia strabuono.....
ciao, so per certo che a parma devono chiamarsi anolini, anche se è un nome a metà strada tra italiano e dialetto, un nome nato da piccola enclave linguistica. da anolèn... dialetto parmigiano. per questo si possono chiamare anche cappelletti, un termine più comprensibile fuori dall'area geografica circoscritta suddetta. so anche che le ricette variano in base alle microaree geografiche: parma centro ha storia di ripieno senza carne che è più diffuso in zone di montagna o della bassa, ma ogni famigia ha per tradizione la propria personalissima ricetta. so anche di qualcuno che da generazione aggiunge anche la mortadella al ripieno e questa non l'avevo mai sentita.
Beh, come voler comparare i nostri mantovanissimi "àgnoli" (meno frequente ma corretto "agnolini") che tutti i foresti si ostinano a chiamare cappelletti o tortellini, con la medesima tipologia di pasta ripiena Valeggio sul Mincio: sempre di agnoli si tratta, ma ahiloro, i veneti campanilisti li continuano a chiamare tortellini, pur essendo uguali ai nostri, anche se di là dal Mincio.